174517

primo-levi

Si addestrino quattro pareti di pietra, legno, ferocia,
purché dura materia sia,
a divenire camera cremisi.

Si attenda l’epilogo di una virtuosa civiltà.
Abbia vergato evangeliari a Lindisfarne
abbia celebrato il divino nell’arco a sesto acuto
abbia venerato l’inferenza e la verifica
abbia improntato monete attraverso il conio
per commerciare il sale, il rame, la seta.
Presso l’epilogo di quella civiltà
siedano i redattori del Metodo
scelti tra logici e funzionari.
Eccellenze di ingegno
avvezze a compenso e dedizione.
Al Metodo dello sterminio
quella virtuosa civiltà
somministri nutrimento, garantisca efficacia.

Voglia chiamarsi sedimento di cose arrese
o santa cattedrale di quanti sanno e ricordano
è morena di scarpe, di vesti, di spazzole per capelli di donna
di occhiali e di protesi in ingiallita bachelite.
Di umidi pennelli da barba di vecchio.
Tutto è qui, accatastato nel magazzino grave.
Mancano i corpi che gli accessori servirono e allestirono
e vanno cercati nella camera cremisi.
Ora si veda che mai così nudi furono corpi
nudi di vesti nudi di senso nudi di tempo venturo
in disperata piantagione disposti.

Solidi, cavi esseri pavidi, non destini né legni confitti
allineano le reciproche clavicole
collimano cuspidi gomiti acuti.
Mossi da ardente pudore avvolgono dignità sottratte
nelle mani concave
nell’ostacolo degli avambracci.

Alcuna sedia di conifera sostiene la schiena del chimico
un rubinetto di siero di palude ne illude la sete.

La catasta infame delle scarpe del popolo di Giuda e Simeone,
di Beniamino e di Levi
ammonisce e preserva la tenue voluttà dell’ufficio quotidiano
che abbiamo noi che mai entrammo
nella camera cremisi.

Novantasei coppie di nudi malleoli e astragali
affondano nel liquame e nel raggiro
sostengono involucri in forma di uomo.
Li fece di carta e pelle, terra e pane e zuppa
i più vuoti e sottili che la Storia sappia fare
adibiti al sostare indefinito
nell’incavo della camera cremisi.

Il chimico nudo, già detto
vede e ricorda e scrive
nella ordinata selva di disperazioni
ciascuna reliquia a due metri dall’altra
secondo l’editto dell’imperatore dell’Arbeitslager.

Domani fingeranno di produrre la gomma
nella fabbrica morta dei morti
voluta dall’IG Farben e dall’ignavia dei giusti.

Alla definizione di fame, a quella di gelo
alla definizione di notte, lavoro
che dicono e sanno
quanti passeggiano sereni nel meriggio
adesso spetta lo scherno
qualora entrasti nella camera cremisi.

Il codice sull’avambraccio
che il punteruolo rugginente dell’abile funzionario
incise al principio di una interminabile notte
privò il chimico di nome
l’uomo di veste di uomo
rivelando ciò che l’uomo contiene.
Va guardato e letto ogni giorno
affinché sia noto che non siamo e siamo ancora
all’interno della camera cremisi.

[tributo, inefficace, a Primo Levi]

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