Della purpurea chioma di lei e di lei medesima

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Il mondo è teatro della contrapposizione tra due schiere. Quanti ritengono che l’allegoria più efficace per rappresentarsi la borsetta di una fanciulla e il suo contenuto sia la traboccante cornucopia, da una parte. Coloro i quali investirebbero piuttosto di tale ruolo il vaso di Pandora, dall’altra. A entrambe le schiere menzionate va attribuita di buon grado una frazione di credito. Chiunque abbia imposto alla propria mano un’eroica catabasi, un prudente carotaggio o un pavido snorkeling nella pochette di una ragazza, avrà infatti rinvenuto al suo interno molto di soteriologico e altrettanto di letale. Ciascuno degli innumerabili oggetti presenti sul gradiente ontologico stabilito tra Tampax Silk Regular e Walther P38, avrà offerto a quella mano un proprio esemplare. Oggi ci troviamo un romanzo russo. Una cosa soltanto non si avrà a rinvenire: il cuore della giovane. Ella non lo reca mai con sé.

Facciamola passeggiare. Diffondiamo nell’ambiente il ritmo di una percussione di tacchi in poliuretano su pavimento in granito Brown Antique. Una leggera iperlordosi lombare tra L5 e S1 a confermare la consuetudine della protagonista con calzature oggettivamente audaci. Sa abbinare abitini in Jersey con stampa floreale a cinture di cuoio a vita alta borchiate non senza latente aggressività. Il carattere recessivo del gene del rutilismo non le impedisce di esibire una chioma fiammeggiante di riccioli espulsi da follicoli cimotrichi e una galassia di lentiggini vergate da un’equipe di calligrafi extraterrestri. Facciamole estrarre da un ripiano della propria libreria “Memorie del sottosuolo”. Inizia a leggere in piedi una pagina a caso di “A proposito della neve fradicia”. Arrestatasi al centro di tutto ciò che accade. Quando tutto ciò che accade vede scemare il proprio spessore, attenuarsi l’intensità della pigmentazione, smarrire consistenza. Come accadrebbe durante una dissolvenza incrociata sull’ignoto avvenire.

Ma la mitopoiesi è sterile senza alcuni ingredienti. Ci vuole almeno una vittima (ho pronto un nome mitteleuropeo per la vittima). Ci vogliono un carnefice o un morbo. Ci vuole una città relativamente inospitale. Ci vuole una nemesi puntuale. Digressioni metatestuali. Sarebbe utile uno scudiero ma adeguato al gusto contemporaneo. Talvolta inciampa comunque. Citazioni pop per appagare il palato Nerd. Vuoi poi negare al Mercato un teratoma? Molto altro c’è. Un presagio che si realizza e uno che viene ignorato. Una setta di onicofagi. Indizi dissimulati di una cospirazione. Il testo russo di cui si parla ogni tanto si scopre che non è scritto su carta ma tatuato sulla nuca dei domestici (un paragrafo a nuca, per cui ricordiamoci di procurare un maniero capiente dotato di congruo corridoio lungo il quale mettere in fila i domestici quando è il momento). Poi amplessi barocchi tra partner che non si amano e amplessi ortodossi tra innamorati logorroici. Uno scrittore involontariamente reso sterile (anche artisticamente) da un chirurgo urologico maldestro. Che varietà di gusti e aromi! Senza la Rossa, però, tutto è misero e vacuo.

Nacque e crebbe presso l’Autogrill Teatrale Trascendente. Venne allattata da chiunque disponesse di mammella o bancomat. Seppe da subito che la sosta ristoratrice autostradale è occasione di rappresentazione di sé. Ogni sostante, ancorata la vettura entro i limiti segnati, sceglie uno di tre ambiti drammaturgici: al bar quanti prediligono il bardo di Stratford-upon-Avon, al distributore i fan della patafisica, altri nelle toilet a crogiolarsi col dramma satiresco opzionato. Ogni sostante non è più mero dato sociologico quando varca la soglia dell’Autogrill, egli diviene per lo meno deuteragonista. Incede in sincronia col ritmo di nacchere e camperos verso il proprio pulpito immanente, sceglie la vita che gli piace e la interpreta per il tempo della sosta. Chiunque sa divenire. Ogni ruolo è disponibile. Negli anni Ottanta andava molto l’agrimensore. Nei Novanta il palafreniere. Negli interlocutòri anni Zero si privilegiava il cerusico. Oggi abbondano i baccellieri. Lasciamoli diffondere, assecondiamoli, ne avranno a sazietà di esistere.

Così la Rossa si trovò al centro dell’Autogrill Teatrale Trascendente e se ne rese conto. Da allora ogni giorno alle 14:27 precise ella s’erge in piedi, in barracano cremisi e Dott. Martens, sulla teca in cristallo delle rustichelle, si imposta diaframmatica e baritonale per enunciare Записки из подполья di Достоевский, lo fa. Pure bene. Itera indeterminatamente la frase “Mi davo alla depravazione solitariamente io, di notte, di nascosto, pavidamente, sudiciamente, con una vergogna che non mi lasciava nei momenti piú ripugnanti e che anzi in quei momenti giungeva fino alla maledizione. Già allora portavo nell’anima mia il sottosuolo. Avevo una tremenda paura che in qualche modo mi vedessero, m’incontrassero, mi riconoscessero. E giravo per vari luoghi molto oscuri.” Abbellisce, imbarocchisce, tornisce, cesella, bulina, ricama, condisce, sala, pepa. Tutto pur di uscire da sé stessa. Esemplifica. Sottrae al proprio corpo l’esotica veste e si dice nuda. Purpuree ciocche pudiche di capelli le ascondono le areole. Al pube spettano le mani, quando il gesto drammatico non le costringe a levarsi espressive oltre le spalle e il capo. Indicando colpevoli, ospitando frutti invisibili, spartendo acque e arie nel vano tentativo di scindere l’ovvio dal sagace. Cessa di declamare. Poi scende e si colloca sempre nuda dietro la cassa e fa a ciascuno lo scontrino che gli spetta, affinché la fiscalità, almeno in teatro, sia irreprensibile.

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