Innegabilmente surfai

1525563Maurizio Cattelan, “Charlie don’t surf” 1997 – School desk, chair, mannequin, clothing, pencils – Collezione Castello di Rivoli

#1

All’apice della decadenza in quanto civiltà
non senza risvolti individuali
chiusi nell’accogliente sarcofago della TAC
imbullonandoci i moncherini gli uni agli altri
come ghirlanda di ominidi
sfogliamo rotocalchi consunti e seborroici
nella sala d’aspetto del purgatorio.

Il fronte d’onda della decadenza si presta al surf. Si faccia dunque.

#2

Dice il Primario di lebbra non si muore più
di peste marginalmente
a invocare febbre malarica
s’attende molto o invano
ma ci sono svaghi decadenti
in grado di procurare
altrettanto affascinanti agonie.

Ad esempio il surf. Perdere l’equilibrio nuoce.

#3

Si deprime l’intellettuale organico
si rammarica incastonato nel talk
si dice perplesso dalla piega che hanno preso
si proclama deluso dalla china che hanno preso
si dichiara affranto dall’esito che hanno avuto
i tentativi di attenuare mediante Botox e Vistabex
le rughe d’espressione dell’interlocutrice.

Possa il surf redimerci. Diveniamone adepti.

#4

Scrivere sulla carta igienica
permette allo scrittore
non già d’essere letto
ma di incontrare il gusto del lettore
nella fattispecie consumatore
e di rispondere a un bisogno
fortemente sentito.

Non dovrai attendere l’onda. C’è lo sciacquone, fanne uso.

#5

Papà comprami un Lockheed Martin F-35 Lightning II. Anzi novanta.
Costa meno dell’F22
solo 155,5 milioni al pezzo
ha pochissimi problemi tecnici
è un pochino vulnerabile ai fulmini
il display nel casco di volo è difettoso
il radar si spegne durante il collaudo.

Reagire sembra anacronistico. Meglio somatizzare e surfare.

#6

Una bambina di sei anni che canta death metal
accompagna col suo growl la disintegrazione
talvolta col proprio yell la decomposizione
sporadicamente mediante scream la decadenza
(all’apice della quale surfiamo)
di un cosmo che nulla possiede di pitagorico
se non la repulsione per le fave.

Tento il Turtle roll o il Duck dive nella crema di fave. Viene benissimo.

#7

Entro nel bar, ordino macchiato, ricevo spallata
mi propongo litigioso all’avventore collidente
ruota il capo e scusandosi lo ruota
mortificato esibisce l’orbita scabra
d’occhio competente al mio lato non dispone
propongo al ciclope celebriamo con un dec
si infila una matita nell’occhio che c’è.

Per il dec preferire una tavola longboard. Poi si surfa.

#8

Allevo cavalli per Cattelan
che fanno una brutta fine
do loro un nome tipo “soffitto” o “parete”
presupponendo una relazione
ipotizzando un destino
teorizzando un debito karmico
da celebrare presso il Castello di Rivoli.

Una volta surfando m’incastrai nel muro. Rimasi fermo.

#9

Mi nutro volentieri se c’è Davide Scabin
che mi spreme una doppia sfera di PVC in bocca
percepisco tuorlo d’uovo, caviale, vodka, scalogno
aria (tra i due involucri)
quindi serve a ciascun commensale a destra
un patè di fegato del commensale a sinistra
così tra l’altro si socializza.

Surfare a Combal.Zero non è economico. Contemporaneo sì.

#10

Relativamente motivato
orientai la tavola in resina epossidica
verso un orizzonte compiaciuto ed ergonomico.
Quando il fronte d’onda della decadenza mi raggiunse
eseguii un impeccabile take off.
Fu allora
che al ritmo tetico dei miei conati.

Innegabilmente surfai.

Dedicato a William “Bill” Kilgore e a Viet “Charlie” Cong.

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2 risposte a Innegabilmente surfai

  1. marzia ha detto:

    Ah beh, avercele avute poesie così nel libro di lettura a scuola!!
    Un bel modo di finire il primo gennaio.
    Buonanotte, Polidattilo, grazie!

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