Romanzo d’appendice nello spazio tetradimensionale [6]: “Pisciatemi sul sogno affinché germogli”

La bambina del Toby Dammit di Fellini (da “Tre passi nel delirio”) ci inquieta e ci fa uscire di strada proprio come piace a noi.

Il resto, volendo, è qui.

Naum tace dopo avere detto molto ma di guardare Colei-Che-Balbetta-In-Greco non intende smettere. Colei-Che-Balbetta-In-Greco balbetta qualcosa (non in greco anche se potrebbe sembrare) e guarda Naum. Fare una dichiarazione d’amore a una bambina ipotizzata essere una Dea (per il potere di ammazzare i tuoi amici) che ha appena ammazzato buona parte dei tuoi amici è strano anche se sei una formica mutante evolutasi sino a raggiungere l’Era-Della-Soddisfazione-Dei-Bisogni-Superiori-Secondo-La-Piramide-Di-Maslow. Ricevere una dichiarazione d’amore da una formica mutante è strano anche se sei una bambina di undici anni che si annoia al party in giardino durante il quale papà (Dio-Barcollante), ubriaco, è da poco inciampato in un irrigatore cadendo a terra, perdendo il bicchiere (Calice-Della-Suprema-Rivelazione) e versando diversi decilitri di Cognac pregiato.

Mentre la fissità della situazione Naum/Dea non viene turbata da eventi di rilievo, se trascuriamo saltuari battiti di ciglia della dea e ondeggiamenti fugaci delle antennine di Naum, il Dio-Barcollante riesce ad alzarsi in piedi aggrappandosi al graticcio del gazebo e riacquistata la postura eretta ma affatto la propria lucidità, con tono comunque perentorio asserisce:

“Che ridiate di me o meno non fa differenza per la mia dignità poiché non ne sopravvive residuo vulnerabile. Quali invitati al mio party meritate innanzitutto bevande (almeno quelle che non ho ancora versato a terra incespicando nell’irrigatore) e stuzzichini all’altezza, quindi musiche che intrattengano senza ostacolare la conversazione, infine una spiegazione. Ho bevuto a sufficienza per essere in grado di fornirvene una esauriente e dettagliata. Ebbene i preamboli cedano il passo all’esplicita e sintetica esposizione del modo in cui stanno le cose. Le cose stanno in questo modo: la mia vita è un fallimento. Mia moglie non è presente al party. Non c’è. Lo avete notato. L’avete sussurrato. Avete congetturato a dovere circa la questione. Accade in ragione della sua capacità di presagire un fallimento in modo talmente esatto e tempestivo da suscitare il sospetto che più che presagirlo ella lo determini. Nella fattispecie ci riferiamo al mio. Fallimento. Collezionando amplessi con decine di uomini delle estrazioni sociali più varie ritengo abbia potuto attenuare il disagio conseguente alla presa di coscienza in questione. Carte di credito sparite. Macchina sparita. Contanti spariti. Titoli al portatore dissolti. Gioielli, abiti e posate di design via. Dentro valigie di pelle. Gli ultimi spiccioli e le ultime aperture di credito sono finite nei vostri bicchieri e nelle ciotole degli appetizers. Mia figlia mi odia ma non mi è dato esserne certo poiché non mi parla. Neppure mi guarda. Neppure mi include fosse anche erroneamente nel campo visivo. Ciò può rivelare odio o sentimenti di repulsione incalcolabilmente più abissali, tali da non aver ricevuto al momento una codifica e una classificazione dalla psicologia contemporanea. Tali forse da precludere analoga possibilità persino in futuro. Mia figlia uccide compulsivamente formiche con una palla. Attualmente appare catatonica ma confido riprenda presto lo sterminio. Mi rimarrebbe un solo appiglio, puntello, sostegno, antidoto: la mia creazione. Pure quella, tuttavia, è svanita lasciandomi involucro vuoto e sottile che d’esser riempito talvolta dal respiro non sembra più avere né voglia né modo. Io, l’inventore del campo qualcosizzatore, non dispongo di alcun diritto residuo sulla mia creatura. Venni irriso per l’apparente inutilità di questa e oggi, nel momento in cui essa sembrerebbe vocata a rivoluzionare i destini della civiltà come la conosciamo, un artificio legale di apparentemente esigua importanza me ne priva. Non sono più padrone di nulla. L’Universo mi odia e quel Nulla che ho amato al punto di sognarlo diventare qualcosa si appresta a ignorarmi quale autore della sua manifestazione alla realtà. La realtà ha scelto altrimenti. Ha piuttosto scelto di manifestarsi in forma di Società Immobiliare Anonima Lussemburghese Unione Calcestruzzi Edili per privarmi di quanto ho e in definitiva sono. Ora è tutto loro. Il brevetto è loro. Bevete quello che rimane e disprezzatemi ancora per qualche istante sgranocchiando pistacchi e affogandovi la cravatta nella maionese. Sognate pure nel frattempo ma non chiedete alla realtà di innaffiarvi il sogno affinché germogli poiché la realtà d’acqua non sembra disporre. Dovrete essere voi, dopo avere terminato il vostro aperitivo, a pisciarlo sul sogno a cui tenete di più. Da parte mia cercherò di raggiungere il cesso della villa e di pisciare lì, ma se le cose vanno come sembra non posso escludere di doverlo fare nelle braghe.”

Continua…

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4 risposte a Romanzo d’appendice nello spazio tetradimensionale [6]: “Pisciatemi sul sogno affinché germogli”

  1. paolalovisolo ha detto:

    Reblogged this on nevedicarne di cara polvere.

  2. paolalovisolo ha detto:

    buon giorno Ludovico mi sono permessa di rebbloggare – ahimé si dice così – su Nevedicarne auspicando di non essere invadente e di farti cosa gradita.
    caro saluto.
    paola

  3. paolalovisolo ha detto:

    rebloggare. una b sola. ahi.

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