Iper-inferno [7]: “Asmoday”

“Octopus chair” di Maximo Riera illustra e dà lustro. Il resto, volendo, è qui.

Indosso boxer elasticizzati Micro Modal brief di Calvin Klein 90% modal e 10% lycra, abbinati  a una Micro Modal crew neck muscle shirt aderente sempre di Calvin Klein nel medesimo tessuto. Camicia Forzieri Portofino celeste polvere realizzata a mano con gemelli Cesare Paciotti in argento e onice. Abito in lana e seta Carlo Pignatelli a 4 bottoni con gilet 6 bottoni grigio e pantaloni senza pinze. Cravatta  Pietro Baldini in seta. Scarpe in pelle nera Gucci stringate.

Dopo avere valutato l’impeccabilità di taglio, stiratura e accostamenti cromatici, varco la soglia del mio attico di 425 metri quadri progettato e arredato da Rufus Hey. Nelle intenzioni di Rufus il risultato avrebbe dovuto avvicinarsi a un minimal/lounge/postmodern/elementar. Alcuni miei suggerimenti in fase di realizzazione hanno comportato una decisa virata verso un avantgarde/baroque/expressionist/polimodular. Esito prevedibile: sedici servizi su altrettante riviste di arredamento. Undici delle quali europee, quattro americane (tra cui la prestigiosa Hypertartaros Architectural Digest) e una giapponese. Rufus, inizialmente perplesso, ha al momento aperto 4 nuovi uffici sull’inerzia conseguente all’esplosione della sua notorietà in ragione del lavoro commissionato dal sottoscritto.

Entro nella mia un auto lavata in precedenza con shampoo per auto Arexons. Questo specifico tipo di shampoo per auto deterge in maniera perfetta e non è assolutamente aggressivo. Consiglio di lavare l’auto con lo shampoo e di asciugare in seguito la carrozzeria con un panno di pelle di daino. Asciugata perfettamente l’auto, si può procedere alla stesura della cera. Con la cera rapida a spruzzo questa faticosissima fase diviene molto rapida e semplice. Spruzzate della cera sulla vostra auto e passate più volte il panno lanoso per lucidare con un moto circolare in senso antiorario. La cera, oltre a lucidare, crea un film aderente e compatto sulla superficie della vernice, che la protegge dall’acqua e da agenti corrosivi. Esistono poi specifici detergenti per i cristalli contenenti una cera particolare in grado di migliorare effettivamente la visibilità e soprattutto di agevolare l’azione dei tergicristalli (formando una patina, fanno scivolare l’acqua via più facilmente). Completa il trattamento l’applicazione di uno smash per cruscotti Arexons che donerà alle superfici interne all’abitacolo un aspetto pulito e brillante come se la vettura fosse appena uscita dal concessionario.

La vettura in questione è una Jaguar XJ Premium Luxury con i rivestimenti in pelle pieno fiore e una gamma di dotazioni aggiuntive di serie in grado di offrire livelli ancora più elevati di comfort, praticità e piacere di guida. La dotazione di serie della XJ Premium Luxury include: tetto panoramico in cristallo con sezione anteriore apribile e tendine ad azionamento elettrico, cerchi da 18″ Meru, fari Xeno con luci di marcia a LED e lava fari, sensori controllo parcheggio anteriori, Jaguar Sound System da 400 Watt con Hard Disk Drive (HDD) e Media Hub (include lettore CD/DVD singolo), Jaguar Smart Key System™ con sistema di accesso e avviamento senza chiave (keyless entry e keyless start), specchi retrovisori esterni ripiegabili elettricamente ed elettrocromatici, sedili a 16/12 regolazioni riscaldabili con funzione memoria lato guida in pelle pieno fiore e sedili posteriori riscaldabili, parte superiore del cruscotto e dei pannelli portiere in pelle pieno fiore, illuminazione interna colore blu fosforo e attenuazione luci abitacolo, strumentazione virtuale, touch-screen HD a colori con sistema di navigazione, climatizzatore bi-zona, sospensioni Adaptive Dynamics, cambio automatico a 6 rapporti con Jaguar Sequential Shift™ e selettore JaguarDrive™, JaguarSense™, sistema commando vocale “Interactive Voice”. La XJ PremiumLuxury è disponibile in due colorazioni pastello e 12 vernici metallizzate. Io ho optato per un lontra norvegese pallido metallizzato. Di serie è equipaggiata con cerchi da 18″ Meru ma tra gli altri otto disegni di cerchi da 19″ e 20″ previsti, in alternativa, come opzionale ho scelto quelli a poligonale traslata da 20″.

Per detergere i cerchi in lega nulla di meglio di Chrome Wheel Cleaner Meguiars, inarrivabile nel rimuovere sporco, polvere e i residui lasciati dai freni. I suoi agenti pulenti sono efficaci anche sui residui di catrame e asfalto. La particolare formula lo rende stabile sulle superfici verticali, consentendo un lavoro pulito ed efficace e una rifinitura “a specchio” dei cerchi cromati. Impiego solitamente Armor All gel per lucidare gli pneumatici.

L’auto è pervasa internamente da fragranza mela-kiwi grazie a un diffusore di aromi Claremont & May.

Indosso occhiali da sole Cerruti Daytona Light-Sense con lenti filtranti al solfuro di cadmio polarizzato e dalla montatura in polimero di titanio molecolare stabilizzato, realizzabile unicamente presso laboratori collocati alla profondità di almeno 400 metri (ne sono stati costruiti uno presso gli Urali e tre all’interno di altrettante montagne himalayane: Pumori, Amadablan e Nuptse) per evitare l’interferenza di radiazioni solari che danneggiano a livello macromolecolare la menzionata stabilizzazione del materiale.

Guido rispettoso della segnaletica e modero la velocità al di là di quanto imporrebbero regole, buon senso e cortesia. Parcheggio la vettura nel parcheggio privato della Quantum Funds al Cambridge House di Cambridge Grove Hammersmith 100 e salgo al quinto piano ove l’ufficio di Kenneth Seung Hua Suh, interfaccia del sottoscritto con l’hedge fund al quale ho affidato sedici mesi or sono una cospicua cifra, è collocato.

L’assistente di Kenneth si avvicina probabilmente per informarmi che in quanto privo di appuntamento sarò costretto ad attendere qualche minuto la conclusione del breafing in atto ma si arresta mentre estraggo dal mio porta documenti Centuria in pelle di vitello lavorata a mano artigianalmente, rifinita con cuciture a vista e saldatura a cera del perimetro, maniglia in acciaio armonico indeformabile imbottita e rifinita in pelle, corpo di aggancio costituito da asta piena in alluminio anodizzato lavorata al suo interno e meccanismo di chiusura in acciaio inox, trattamento pvd, due soffietti interni di cui uno centrale con cerniera e lucchetto, porta palmare, due porta penne, porta biglietti da visita, portachiavi, porta oggetti, dimensioni e spazi compatibili per il trasporto di pc quindici pollici, una rivettatrice Bollhoff a batteria.

Mediante un calcio chiudo la porta interna dell’ufficio, quindi colpisco con l’impugnatura della rivettatrice lo sterno dell’assistente di Kenneth (in quel momento tendo a ricordare si chiami Lydia) che cade a terra senza riuscire a urlare e limitandosi a produrre un sibilo interrotto da colpi di tosse e robusti espettoramenti di muco e sangue.

Mi sistemo dietro la porta chiusa della saletta briefing e quando Kenneth esce dopo averla aperta attirato dai rumori insoliti appena uditi, lo sorprendo balzandogli accanto, gli rivetto il quadricipite sinistro e lo guardo crollare a terra. Entro nella saletta dove il cliente sino a poco fa impegnato nel briefing è rimasto seduto su una delle due poltroncine Frau Chancellor. Il busto è ruotato a causa del frastuono. Lo raggiungo rapidamente e afferro lo schienale tirandolo indietro per far cadere l’investitore attonito. Bloccatolo a terra col piede gli inserisco un rivetto in ciascuna spalla e lo lascio lì a guaire.

Tornato nell’anticamera trovo l’assistente che striscia verso l’uscita e le salto a piedi uniti sulla zona dei reni. Dalla sua bocca esce un fiotto di sangue lungo circa cinquanta centimetri piuttosto compatto e denso che insozza il tappeto persiano di Kenneth che se non erro è un Serabend di pregevole fattura. A questo punto l’assistente non si muove quasi più ma viene scossa da convulsioni periodiche. Posso rivolgermi a Ken il quale si tiene la gamba rivettata che sanguina relativamente poco e mi chiede di smettere di fare quello che sto facendo e alterna suppliche in coreano ad altre in inglese. Gli dico di mettersi a pancia sotto e lui mi asseconda senza smettere di supplicare.

Chiedo a Ken come sia possibile non battere il benchmark per due trimestri consecutivi. Non giudicando la sua risposta pienamente convincente gli rivetto la mano destra al piede sinistro. Domando allora a Ken se un cliente affezionato quale rietengo di essere non meriterebbe una riduzione delle commissioni onde compensare la insoddisfacente gestione dell’ultimo periodo. Insoddisfatto delle rassicurazioni in merito gli rivetto la mano sinistra al piede destro. Così saldamente annodato il povero Ken ritiene di avere espiato a sufficienza quando un rivetto gli si insinua nella nuca con uno scatto deciso e rapido garantito dall’affidabilità di livello professionale degli utensili Bollhoff.

Colloco per sicurezza un rivetto nell’occhio dell’assistente e al cliente sfondo il cranio colpendolo alcune volte col basamento in marmo di una lampada Arco di Castiglioni prodotta da Flos. La base della lampada è infatti costituita da un parallelepipedo di marmo bianco di circa 65 kg (gli angoli sono smussati), munito di un foro praticato nel baricentro, utile sia al fissaggio dello stelo verticale che sostiene l’arco vero e proprio, sia allo spostamento agevole della lampada. Lo stelo arcuato è costituito da tre settori in profilato di acciaio inossidabile con sezione a U in grado di consentire, scorrendo l’uno dentro l’altro, l’avanzamento telescopico e il passaggio nascosto dei fili. Ciò predispone l’arco a più configurazioni, con il posizionamento del riflettore a tre diverse altezze.

Mentre esco dall’ufficio ammiro per un istante ancora il motivo vegetale a frasca di Mir del tappeto di Ken e l’annodatura Ghiordes del manufatto.

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