Iper-inferno [6]: “Si fa menzione del libro intorno al quale tutto ruota”

Di cosa si tratti è “spiegato” qui: [000], [00], [0]. Si iniziò qui: [1].

Creatura umana che leggerai queste memorie in caso soccombessi: fui un tempo tra gli uomini di scienza più autorevoli, quindi non irridere le mie spoglie e non credere che quanto verrà narrato sia il parto della mente di un folle.

Creatura demoniaca che troverai questi scritti accanto al mio cadavere e – se i numi ti hanno dotato di occhi e intelletto – li leggerai: giunsi quasi a dominare la tua schiera in virtù del mio ingegno e del mio coraggio, quindi tributami rispetto e sposta gli zoccoli incrostati di fango e sangue dalla mia schiena.

Qualora avessi successo, e non rimanessero solo fogli, righe e parole a raccontare chi fossi, che tu sia umano o demone temi il mio nome che imprimo sul foglio ancora una volta. Casimyr Goldwasser disporrà di te (come del mondo, del resto) per ogni capriccio sino a quando non gli verrai a noia. Temilo ancor più da allora, se deciderà di lasciarti in vita.

Ammesso dunque che l’occhio di un essere senziente si posi in futuro su queste righe preservate dalle fiamme e dal magma che scorre presso gli Inferi, proseguo nel narrare di me, poiché i miei avversari sembrano concedere una tregua, sebbene di durata ignota. Rammentare della mia identità e del percorso che sin qui mi ha condotto è inoltre esercizio indispensabile al mantenimento della lucidità necessaria al compiersi di questa sovrumana impresa.

Di uomini e demoni ho fatto menzione poiché uomini e demoni animano di gesti reprobi e parole oscene ogni brano di questa storia (e discernere gli uni dagli altri, gli uomini dai demoni, non è sovente pratica scevra da difficoltà). Essa vede uomini cercare, individuare, ricomporre, decodificare, interpretare, venerare e distruggere libri di empietà senza pari, colmi di riti, segni, immagini e parole di lingue arcaiche il cui unico scopo è chiamare a sé demoni di ogni sorta per sottoporli al giogo e alla sferza. Di uno di questi libri, in particolare, si narrerà. Al solo nominarlo trasalirete.

Quanti per caso o determinazione sono stati introdotti alle discipline oscure ricordano che tutti i grimori e i volumi noti agli occultisti, quando non si tratti di burle o di raggiri, sono imitazioni parziali, imprecise e sovente grottesche di un unico testo ancestrale. Pochi negromanti, quasi esclusivamente da individuarsi tra i più vecchi e sapienti, ne hanno pronunziato il nome, capace di far tremare le labbra e di chiudere la gola anche dei più impavidi al solo sussurrarlo. È l’abominio che diviene parola, è il delirio che muta in discorso, è la sorgente di ogni più oscuro e ancestrale terrore, è il terribile Hypertartaros.

Alcuni ipotizzano che il Demonio stesso abbia dettato i suoi capitoli alle Gorgoni incatenate presso l’orrido più remoto degli Inferi per sancire definitivamente la suddivisione del suo regno in quattro territori dai confini segnati da altrettanti fiumi infernali. Altri sostengono contenga le leggi dell’Inferno e le norme che vincolano le gerarchie demoniache al proprio ruolo osceno e letale. Tutti hanno ragione e tutti errano nel contempo. Ciò che so e affermo è che chiunque lo tenga nelle proprie mani, abbia il coraggio di aprirlo, ne comprenda il significato e infine attui quanto prescrive, sarà in grado di soggiogare le legioni di cui il Male si serve per governare la parte di cosmo della cui responsabilità è stato investito.

Un tale potere è naturalmente nascosto e protetto adeguatamente per impedire che cada nelle mani di chiunque. Tuttavia, per editto divino, a questo potere deve essere consentita un pur minima accessibilità. Talmente impervia da risultare riservata a Titani più che a comuni esseri umani. Comunque di accessibilità reale occorre si tratti.

I più antichi testi magici e religiosi, così come i miti dei popoli inclini alla sapienza, accennano a una sorta di “equità cosmica” imposta dagli dei ancestrali, forse addirittura dalle Madri, ai tre ambiti della realtà: sfere celesti e mondo delle tenebre debbono collocare una copia della propria legge nel mondo degli uomini. Questi ultimi, pur destinati a vivere e a perire come marionette nel teatrino ove giungono i fili provenienti da cieli e abissi e al termine di questi collegati, debbono possedere necessariamente una remota chiave capace di bloccare e financo sovvertire tale meccanismo. Solo così l’equità universale risulta garantita e dei, umani e demoni possono continuare a esistere e a perpetrare lotte, inganni, compromessi e promiscuità. Il menzionato Hypertartaros e il suo corrispondente divino, il trattato Numinelogos, sono i testi delle leggi rispettivamente divine e infernali che il mondo umano custodisce celati. Summa di ogni possibilità di manifestazione dell’ordine, il primo. Compendio delle articolazioni spaventose del caos, il secondo. Ciascuno dei due nemici ha nascosto nell’arena ove si terrà la disfida una chiave e al tempo stesso un’arma, sarà l’una o l’altra a seconda di chi ne entrerà in possesso.

Come detto i due testi più potenti e terribili che esistano non sono e non potrebbero essere facilmente accessibili. Custodi terrifici, inganni ed enigmi straordinari sono apparecchiati dal primo istante di tempo vissuto dal mondo presso il giaciglio sconosciuto ove attendono. Loro unico fine è impedire a chiunque di accedervi, di comprenderne il significato e infine di farne uso. A chiunque non disponga di membra, determinazione e ingegno senza paragoni. Forse a chiunque non sia stato assegnato a ciò dal destino.

Di questi fatti che i più – fortunati loro – ignorano per tutta la vita senza neppure nutrire un minimo sospetto, venni a conoscenza grazie all’incontro con l’uomo più malvagio di ogni epoca. Ciò che so e ciò che sono lo debbo al fatto di essere divenuto l’unico discepolo con cui  Morgenstern abbia condiviso il suo oscuro sapere.

Il sussurrare di alcuni ospiti nefasti mi costringe a dedicarmi ad altro dal mio lettore curioso. Appena possibile è bene io cominci il racconto dal suo principio.

Continua…

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