Il poeta come fonte di energia rinnovabile

Nel 1986 lo scienziato ineludibilmente tedesco Benno Unterkalkadoi porta a compimento la propria ricerca sulle superfici iterosensibili realizzando un prototipo la cui innovativa tecnologia viene registrata presso l’ufficio brevetti di Bielefeld con il codice HZ91915B. Dall’istante preciso in cui il codice menzionato viene stampigliato sulla copertina del fascicolo in questione una coltre di silenzio e indifferenza scende ad occultare valore scientifico e potenzialità applicative dell’invenzione di Unterkalkadoi.

Alcuni decenni dopo l’aumento del prezzo del petrolio, le difficoltà di approvvigionamento di combustibile presso paesi politicamente instabili, l’inquinamento da monossido di carbonio e polveri sottili e alcune catastrofi nucleari di gravità non trascurabile inducono le economie più evolute a dedicare una certa attenzione alle energie rinnovabili.

In questo contesto Seppo Unterkalkadoi, figlio di Benno Unterkalkadoi (ucciso nel 2002 dalla delusione conseguente alla convinzione di non essere in grado di lasciare alcuna traccia rilevante nella storia della scienza e della tecnologia), rovista nei documenti del padre. Non senza avversione per la presunta inutilità di questi.

Determinato a sbarazzarsi in qualche modo delle ingombranti e presumibilmente sterili carte del padre Benno, il giovane Seppo afferra stizzito un plico a caso e si dispone a scagliarlo verso la finestra aperta del proprio appartamento (IV piano) allo scopo di porre fine simbolicamente ma anche concretamente alla propria sottomissione nei confronti della figura paterna. Poi ci ripensa. Guarda la copertina del plico recante la stampigliatura HZ91915B. Si chiede che significhi. Non si risponde nulla. Quindi lancia.

Il fascicolo colpisce il parabrezza dell’auto di Gudrun Lazarsfeldt, fanatica ambientalista espulsa da tutte le organizzazioni animaliste, vegetariane, vegane, panteiste e neo-luddiste della Repubblica Federale Tedesca per eccesso di determinazione e carattere irascibile.

Gudrun scende dall’auto determinata e irascibile, individua la finestra aperta dalla quale il proietto cartaceo è stato espulso, si fa aprire il portone del condominio fingendosi rilevatrice dell’Ufficio Statistico della Westfalia, raggiunge il quarto piano e suona il campanello dell’appartamento di Unterkalkadoi. Questi apre ed è amore a prima vista con alone sfumato tipo film di Lubitsch con Mirna Loy.

I due innamorati celebrano l’irruenza del proprio sentimento con una cena, una vacanza e riesumando dalla cantina il prototipo della superficie iterosensibile realizzato dal geniale ma incompreso padre dell’innamorato. A questo punto l’innamorata vuole sapere di che si tratti visto che il fascicolo relativo al brevetto di quell’aggeggio le ha cambiato la vita piombandole sul parabrezza rischiando di farla uscire di strada eccetera. Il neo-findanzato non si sottrae e spiega trattarsi di superficie sensibile alle iterazioni di contatto. In soldoni percuotendo, accarezzando, massaggiando o lambendo quella superficie in modo ricorsivo e standardizzato essa produce energia. Più ricorsivo e standardizzato è, più energia si produce. Gudrun trasecola e ipotizza sviluppi interessanti.

Oggi, nel 2029, l’Unterkalkadoi-pad rappresenta la fonte di energia rinnovabile più diffusa ed efficace del pianeta. Grazie a esso inquinamento e difficoltà di approvvigionamento energetico sono problemi del passato. È stato sufficiente individuare un finanziatore lungimirante, produrre in serie l’apparecchio e donarlo a 4 milioni di poeti italiani in attività per garantire una produzione di 15 TeraWatt (= 1.5 x 1013 Watt) sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico mondiale. Il tutto grazie alla geniale invenzione di Benno Unterkalkadoi e al fatto che 4 milioni di poeti italiani trascrivono i propri componimenti sull’Unterkalkadoi-pad utilizzando i medesimi 20 sostantivi, i medesimi 10 verbi e i medesimi 5 attributi senza (energeticamente inefficaci) eccezioni.

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2 risposte a Il poeta come fonte di energia rinnovabile

  1. ginkobiloba ha detto:

    sei un folle !!!

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