Ai sudditi del Regno

Il Regno della Triplice Madre, pur riluttante all’esistere, stabilisce talvolta di manifestarsi. Alle Madri scegliere il tempo, il luogo e il modo. Ai sudditi l’attesa.

Indulge tuttavia all’intrattenere. Che agonia e sollazzo moderato s’assomigliano sovente. Entrambi durano poco per chi li contiene, troppo per chi l’osserva, interessato piuttosto alla cedola dell’obbligazione che matura, all’efficacia del deodorante, all’aneurisma che accresce il diametro con lodevole costanza.

Se il tripode che le Madri hanno collocato presso la soglia del Regno contenesse ed esibisse ogni forma e ogni possibilità di ogni cosa esistita, esistente e suscettibile di esistenza, ne osserveremmo l’alveo scorgendo noi stessi, vicini, seduti in siddhasana, chiusi gli occhi, a vedere tutto, nutriti di poco, ebbri di nulla.

Regine di un formicaio ampio quanto il ripostiglio di un bilocale e angusto quanto il cosmo, domandano di essere intrattenute di frequente e con la qualità che spetta loro. Si provveda immantinente. Si apparecchi bene e con cura. Si parli di loro ovunque sottovoce ma da farsi capire. Mai carnevale. Mai bordello. Piuttosto seria e misurata apocalisse.

È bello fare chiasso se non si muore tosto dopo.

Cè la Madre giovane avvolta nell’abito virginale refrattario a ogni sostanza in grado di lordare impregnando di sé. Cè la Madre dalle fattezze mature e rigogliose che ama esporsi di mai oscena nudità. C’è la Madre che ha veduto le ere prima del racconto e vedrà quelle successive che si copre di spessa coltre putrida senza luce e verità. Delle tre ci si chieda quale sia solita occuparsi della vita nascente, quale ami amministrare il suo perseverare, quale infine prediliga recidere la fune che è divenuta della giusta e opportuna misura. Quale che sia la risposta si sarà errato e ci si pentirà dell’errore. Molto.

È bello leccare la lama del pugnale saltellando su di un piede solo.

Gloria alle Madri ventila un suddito ruotato. Gloria alle Madri dice un suddito traslato. Gloria alle Madri fa eco un suddito inclinato. Gloria alle Madri perpetua il dire un suddito capovolto.  Gloria alle Madri si deve dire e si dice nonostante posizione e disagio da questa comportato. Siccome si sente dire è così che si fa. Non smette nemmeno quando piove pur se la vocale “a” che compare tre volte due vicine riempie la bocca di pioggia e persino il gorgoglìo risultante possiede enfasi e trasporto devoto.

È bello orinare ed esultare durante i riti altrui.

Dunque la compagnia che si costituisce presso la soglia del lupanare non sarà nota per l’eloquio cortese o l’eleganza dei modi, piuttosto esile la forza persuasiva, grossolana la forma, alcuna sorpresa si attende. Ma si feriranno sul proscenio sulla pelle e nelle ossa continuando a sorridere come sciocchi di buona ragione, perchè la configurazione simbolica della lotta avrà forma di stella e come astro si potrà vedere da lontano, forse e spero, oltre la porta del Regno.

È bello e sano, si deve dire alla fine, che tutti si balli e cada esausti alla fine del ballo, purché ad applaudire alla fine (è certo che altrimenti non si dia) siano le Madri.

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