Apokalypsis pour homme [4]

Parti precedenti: [1], [2] e [3].

[i due avversari attraversano circospetti lo spazio scenico imbracciando due pesanti fucili mitragliatori, i volti coperti da passamontagna; a un tratto cozzano l’uno nell’altro]

Perelman: Dunque non apparteniamo a un mondo come quello che ricordiamo o crediamo di ricordare se mai altro da questo ci è accaduto. Apparteniamo a un mondo in cui non camminano altri, una esigua e ossessiva realtà di cui siamo i soli, tragici ospiti. Rimanendo qui, tutto ciò che ricordiamo e attuiamo è l’infinita successione dei nostri incontri, dei nostri duelli e dello sgorgare del sangue dai nostri petti. Degli schieramenti delle truppe e delle dame della corte coi loro vezzi, del vino bevuto sul seno delle cortigiane, delle carte da gioco rivoltate a sancire il passaggio di mano di patrimoni e dimore, delle mani dell’imperatore che appuntano decorazioni sulle alte uniformi, tra poco non rimarrà traccia nella nostra memoria. Saremo allora entrambi emblemi del conflitto tra due selvaggi furori ammantati dell’inganno dell’onorabilità.  Leggi tutto...Proprio così, un simbolo. Siamo certi che quanto chiamiamo passato sia stato vissuto in realtà? Non potremmo essere sempre stati qui a giocare con le medesime insensate regole? Se così fosse, allora non c’è alcun delitto da purificare. Allora il nostro ruolo sarebbe differente. Ragionate maresciallo: ogni ingiuria, ogni colpo, ogni stilettata, ogni sparo, ogni ferimento, ogni uccisione, sarà dimenticata dal tempo e dai popoli, ma noi continueremo per sempre a combattere rappresentando l’essenza venefica di tutto ciò che è assalto, furore e odio. Se gli antichi filosofi avessero avuto ragione e a ogni accidente corrispondesse un’essenza immutabile nella mente di Dio, come sarebbe configurata in quella stessa sede trascendente l’essenza della lotta? Forse da due guerrieri intenti ad affrontarsi per il gusto di prevalere, senza necessità di dirimere alcuna questione, unicamente perché è glorioso farlo. Come dei della guerra a rappresentare senza esitare l’istinto più ferino del genere umano, quello di annientare ciò che gli è simile. Mi chiedo se potremmo opporci a ciò e se tale decisione muterebbe qualcosa nel mondo che ai nostri gesti si conforma. Se i nostri corpi protesi a ferirci fossero veramente l’archetipo della lotta e un giorno, per qualche motivo, gettassimo la spada nella polvere e bevessimo slivovice discorrendo di glorie vissute e rimpiante, cosa accadrebbe al mondo?
Olbrecht-Tyteca: Ignoro se apparteniamo alla schiera dei folli, a quella dei dannati, a quella degli emblemi immutabili o ad altra. Fossimo anche marionette di un teatro dolente a chi porre la questione? Seppure vi fosse qualcuno a cui porla, veramente pronuncereste quelle parole innanzi a lui? Ciò che so è che non potrei nutrire odio più grande di quello che mi scaglia contro di voi, che di null’altro mi importa che non sia il vostro annientamento e provocarvi prima che questo sia compiuto un dolore così immenso che nessun essere, né popolo di esseri sottoposto a vessazioni e torture per mille volte mille anni, ne avrebbe subito di tale. Ciò che so è che qualunque sia la mia natura non mi è dato ribellarmi ad essa. Perciò puntate l’arma, da parte mia lo sto facendo di già.
Perelman [mirando l’uno all’altro]: Quasi mi dispiacerebbe se il momento in cui le vostre ginocchia si piegheranno e la vostra bocca bacerà il fango dei miei stivali arrivasse troppo presto. Vorrei che tale ineludibile eventualità tardasse quel tanto che basta da appagare la mia sete di sollazzo. Se, come sono certo, tra poco sarete invece vinto, non temete, saprò impiegare il mio odio residuo in altrettanto degne occupazioni. Sono certo abbiate una moglie e dei figli. È tradizione degli ufficiali del vostro infimo rango abitare palazzi del quartiere slavo, riempirli di arredamenti dozzinali e di torme di discendenti sputati fuori da pallide vagine di cameriera nell’attesa di un comando degno di questo nome. Ebbene sarà a loro che mi rivolgerò non appena terminato con voi e di quelle giovani carni innocenti farò scempio al punto da non permettere alla madre di riconoscere quei residui come la propria prole. Quando lo strazio sarà al culmine anche all’affranta genitrice riserverò supplizi degni di un libertino alsaziano ai quali amici devoti mi hanno iniziato ai tempi dell’Accademia. Siate certo che vostra moglie non trascorrerà né giorni né settimane nelle mie segrete ma sarà loro gradita ospite almeno un mese per ogni decorazione appuntata sulla mia casacca a celebrare l’eccellere nella strategia militare. Sperate poi che sia finalmente sazio perché se così non fosse cercherò ogni vostro congiunto e ignorando le leggi morali come quelle del nostro decadente Impero gli riserverò altrettanto sofisticate attenzioni. Quest’oggi, incrociando il mio cammino, non avete solo posto fine alla vostra patetica esistenza, ma avete altresì decretato l’estinzione della vostra stirpe e l’oblio del vostro nome.
Olbrecht-Tyteca: Quando vedo quanto mi somigliate sono portato a odiarvi in misura minore. Caro colonnello siate sereno, non cederò troppo presto e neppure le piaghe che vi disegnerò sul petto si affretteranno a rimarginarsi. Sono ebbro del nostro combattimento e non rinuncerei a suggere il suo nettare per nulla al mondo. Per questo resisterò e quando sarò caduto risorgerò e sarò ancora di fronte a voi in ogni giorno che i prossimi mille anni conteranno. Io sono un esercito e di tutta la sua moltitudine faccio una sola arma che esiste e vive per colpirvi. Di tutte le schiere che mi compongono inizio la marcia verso i vostri bastioni. Che i cannoni urlino e le mascelle si contraggano pronte a mordere anche quando i soldati avranno le gambe frustate dalle mine e si trascineranno perdendo sangue e fibre di muscolo lungo il cammino. Che ogni bomba si appresti ad esplodere accanto alle vostre tempie e ogni baionetta vi possa scavare le orbite. Che diecimila opliti vestiti di corazze di titanio e maschere antigas vi assedino e affamino sino alla resa, celebrata da centomila crocifissioni capovolte. Sia coperto il volto del cielo perché in tutte le guerre dell’umana sanguinaria storia non avrà veduto tanta furia come quella con cui vi assalterò. Difese vacilleranno e mura saranno sgretolate quando la mia mano scevra da vigliaccheria le colpirà senza alcuna arma in pugno ma con tutto il mio odio a muovere il gesto, perché solo di questo mi nutro e null’altro mi necessita se sono davanti a voi o se solo rammento che esistete. Io vi odio senza potere e volere fare altro e il dio che ci ha voltato le spalle subito dopo averci plasmato dal fango mi perdoni, perché di questo odio senza confine alcuno, non conosco la ragione.

Fanciulla dichiarante guerra: Finalmente tiriamo fuori le palle e ci scorniamo come si deve che non se ne poteva più di carezze e bacini. Il quarto re di carezze e bacini dalle sue quattro mogli ne prende parecchi e gli piacciono tanto. Il papà faceva l’imprenditore edile. Lui, come fanno tutti i bambini, considera attentamente l’esempio paterno e fa il contrario. Rompe tutto quello che trova in giro, soprattutto le casette fatte col lego. Questo da piccolo. Solo che a lui rimane anche da grande la voglia di buttare giù le case, palazzi e infrastrutture in generale, per cui si specializza in quello. Direi che ci riesce bene. Molto. È tanto contento che ringrazia e celebra così: “Ecco l’America, colpita da Dio Onnipotente in uno dei suoi organi vitali tanto da distruggere i suoi più grandi edifici. Sia Grazia e gratitudine a Dio. L’America è stata colmata di orrore, da nord a sud, da est a ovest, e sia resa grazia a Dio che ciò che l’America sta assaggiando ora è solo una imitazione di ciò che noi abbiamo assaggiato.
Dio ha benedetto una piccola avanguardia di musulmani, la prima linea dell’Islam, affinché distruggessero l’America. Dio li benedica, e conceda loro un posto supremo in Paradiso, poiché Egli è l’unico che ha la capacità e il diritto di farlo”.
Questo dio si schiera sempre dalla parte giusta. Credetemi, sono del settore. Il quarto re si riferisce a un dio concorrente ma che non si può non stimare. Un mono-dio assai popolare dalle sue parti. Sicuro di sé, esclusivo e privo di dubbi. Io frequento preferibilmente poli-dei inclusivi, piuttosto incoerenti, patiti dei party. Mi trovo meglio. Mono-dio e tempo lineare da una parte. Poli-dei e tempo circolare dall’altra. Bella partita. Permettetemi di citare ancora il quarto re mentre si riferisce alle gloriose gesta dell’indimenticato terzo re: “Loro, gli americani, sostengono questa bugia mondiale, che combattono contro il terrorismo. In un paese alla fine del mondo, il Giappone, centinaia di migliaia di persone, vecchi e giovani, furono uccise. E questo non è un crimine mondiale. Un milione di bambini uccisi in Irak. Per loro questa è una conclusione controversa.
All’America e al suo popolo poche parole: giuro su Dio che l’America non vivrà in pace sinché la pace non regnerà in Palestina, e prima che tutti gli eserciti di infedeli abbiano lasciato la terra di Maometto, la pace sia con Lui.
Dio è grande, sia gloria all’Islam.

[citazioni dalla dichiarazione di Osama Bin Laden attraverso Al Jazeera, registrata prima del bombardamento Usa (7 ottobre 2001)]

Continua…

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