Lettera d’amore dello scrittore immaginario alla fanciulla inesistente

Cara fanciulla inesistente,

se esistessi mi deluderesti. Ritengo pertanto preferibile si perseveri, da parte tua, nel non esistere. Riconoscendo, al contempo, come tale condizione privi il nostro rapporto di alcune possibilità che talvolta non posso evitare di rimpiangere. Malgrado ciò, ti amo. Ti dico perché. Non esistendo non potrai impedirmi di dirtelo. Per lo stesso motivo posso immaginarti desiderare di saperlo. Lo faccio. Ecco.

Ti amo perché quando facciamo l’amore sei esattamente come io vorrei tu fossi, fai esattamente quello che io vorrei tu facessi, dici esattamente quello che io vorrei tu dicessi, dedichi tutta te stessa a colui al quale io vorrei tu ti dedicassi. Non trascurabile la tua capacità di moltiplicare indefinitamente il numero di organi e membra di rilevanza erotogena e di modificarne dimensioni e collocazione al fine di appagare ogni richiesta estemporanea io formuli durante l’amplesso.

Ti amo perché ci sei quando mi va tu ci sia e non ci sei quando non mi va tu ci sia e ci sei nel modo in cui mi va tu ci sia. Quando mi va se mi va. Parzialmente. Completamente. Tenuamente. Intensamente. Sporadicamente. Assiduamente. Esplosivamente. Sommessamente. A intermittenza. A sinusoide. A escalation. A dispersione. A “quando meno me lo aspetto”. A “ncora”. A “basta così grazie”. A “di nuovo”.

Ti amo perché compari in ogni testo io abbia scritto, scriva e scriverò che includa un personaggio femminile. Fa eccezione quel racconto in cui una donna alla fine rivela essere un uomo in un modo che al protagonista maschile non piace affatto tenendo conto della vulnerabilità del protagonista maschile nella circostanza sia da un punto di vista psicologico che psicofisico. Lì non sei tu. Quando invece sei tu interpreti perfettamente le mie istruzioni senza bisogno di discuterle estenuandosi a vicenda e realizzandole senza incertezze o sbavature. Nascendo come dico io. Vivendo come dico io. Agendo come dico io. Permanendo incosciente per un lasso di tempo variabile ma solitamente lungo e ritornando cosciente come dico io. Morendo come dico io. Risorgendo come dico io se il plot sconfina nel misticheggiante.

A un certo punto, nonostante io ti ami, scompari. Il fatto di non esistere non ti assolve dall’aver compiuto quanto illustrato all’inizio del paragrafo. Scomparendo mi metti in difficoltà. Affiora in me un’ira latente. Perdurando la tua assenza la mia ira, da latente, tende a divenire manifesta. Poi tale tendenza si consolida, nitida. Ora.

Nonostante io ti ami. Nonostante tu mi debba tutto, persino una forma indeterminata e incorporea di esistenza, mi ignori. Riluttante a riapparire. Palesemente determinata a permanere scomparsa.

Allora ti scrivo senza imbucare lettera alcuna non avendo tu recapito alcuno. Non avendolo comunicato ad alcuno. Men che meno a me. Ti scrivo lo stesso e ti descrivo, per la prima volta, esistente. Non del tutto. Progressivamente. Cominciando dall’intestino.

Dovendoti assemblare conviene partire dal centro e intorno al centro collocare tutto il resto. Descrivo quindi le tue spire intestinali contorte e raggomitolate in una matassa di esistenza propedeutica alla tua descrizione completa. Alla tua ricomparsa.

Amo a questo punto il tuo intestino. Quando me lo trovo davanti tale sentimento appare acclarato e ineludibile. Mentre lo avverto e lo dichiaro rilevo alcune tracce di sepsi. Poi un incremento. Quindi un diffondersi. Infine un dilagare. Ovunque la sepsi. E il dolore.

Devo individuare rapidamente la causa della sepsi dilagante per rimuoverla affinché il processo abbia fine. E tu sia salva. Sgomitolo e dipano le spire contorte e raggomitolate della matassa intestinale per trovare il corpo estraneo che di certo è all’origine dell’infezione. Una spira dopo l’altra, freneticamente, prima che sia troppo tardi. Vi riesco. Quando il tuo intestino è interamente sgomitolato il corpo estraneo che la matassa racchiudeva si rivela. Sono io.

Una volta estirpatomi l’infezione ha termine. Sei libera di conquistare la realtà priva del vincolo che ti ha mantenuto nell’inesistenza. Un sedimento coriaceo di lettere, parole e periodi raggrumati e calcificati sino ad acquisire il potere di contaminare la materia vivente in evoluzione. Affrancata dalla scrittura acquisisci il tuo nuovo corpo e cammini in una direzione casuale. Ogni direzione sarà rivelata percorrendola.

Indubbiamente il titolo che l’autore ha imposto a questo testo avrebbe dovuto mettermi in guardia. In quanto pseudonimo ritenevo mi spettasse una porzione di realtà sufficiente a preservarmi da talune sgradevoli avventure. Comprendo come non sia così e mi chiedo, ora, se la facoltà di amarti mi sia concessa o lo sia solo quella di dirlo.

(Comunque) con amore, io.

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