I turbinati ipertrofici di Greta Rosso

La poetessa vivente preferita da molti di noi dovrà presto affrontare una piccola operazione. Un omaggio al suo nasino e un augurio affinché al termine dell’intervento percepisca gli aromi più esotici e inebrianti del globo con precisione e pienezza mai sperimentate prima.

Ci si descrive a riscaldare l’aria entrante, a umidificare e a depurare prosaicamente la medesima.  Fossimo nelle nari di Rosso Greta nostra deliziosa a fare quello e nient’altro, che villeggiatura! Che soggiorno ritemprante sul lago o campagna agreste! Ma ben d’altro ci preme e ci tocca. Filtrare la vita affinché sia tollerabile. Nessun’altra mansione che questa va fatta e per bene.

Poi nel filtrare e filtrare di nuovo ecco che, dall’ottantadue a oggi – l’anni tutti della suddetta Rosso -, qualche intoppo ci scappa e ci si incastra nei meandri turbinanti più di quello che avremmo pensato. Un bel po’ di rottami e residui e complementi d’arredo e oggetti di pregio svariati rimangono lì tra di noi e non ne vogliono sapere di sgommare altrove. Pezzi di ricordo gaio e diomiscampi. Incidenti accidentali estemporanei. Rimozioni psicoattitudinali psicotrope e psicopompi alcuni. Come ce la fa la Greta a inspirare come si deve con tutto quel trovarobato lì a intasare. Va bene che ispirata e ispirante la rimane lo stesso, visto che quello riguarda organi più cerebrali e cardiaci che mucose tipo noi. Ma d’inspirare non se ne parla. Da cui il chirurgico intervento venturo.

Siccome qui dentro ci siamo noi sin dalla nascita si può anticipare che troverà il luminare otorinolaringoiatrico. Basta guardarsi intorno.  Nelle spire di noialtri turbinati incastonato come si deve c’è l’orsetto peluche guercio smarritosi nottetempo in tenera età. C’è la rotella sinistra della bici rosa che rosa non mi piaceva perché connotava troppo e non si fa per cui la tirai svitata, la rotella, verso la vetrata delle convenzioni maschiliste. C’è tutta la paura di diventare grande guardando Marta che fuma una sigaretta e capisci che fa fatica e sta male ma fa finta di no. C’è la gazza, sempre la stessa, che sosta sulla mia finestra ogni volta in cui decido di cambiare città o colore dei capelli. C’è la coperta sotto la quale dormivo nuda mentre Desmond mi fissava inebetito per tutta la notte chiedendosi cosa sarebbe successo il giorno dopo. C’è un carrarmato che frantuma a cannonate la facciata dell’ospedale di Srebrenica mentre un carrista serbo, all’interno, racconta di aver baciato una ragazza di Novi Pazar e di esserne probabilmente innamorato. C’è un gatto che capisce quando un cliente mi ha trattata male sul lavoro e assume l’espressione di Walter Matthau in È ricca, la sposo e l’ammazzo. C’è una lettera che non ho mai avuto il coraggio di aprire. C’è una copia della Terra desolata con tracce di pizza ai peperoni sulle parole Penso che siamo nel vicolo dei topi, dove i morti hanno perso le ossa”. Ed è proprio lì che la pizza mi cadde di mano. C’è un fidanzato di cui non ricordo più il nome. C’è un cellulare sbattuto trentuno volte di seguito sul pavimento perché il camaleonte non chiamava. C’è il picì con cui ho scritto per due anni le poesie più riuscite di sempre. Dentro quel picì c’è un hard disk che si è appena fottuto per sempre. C’è il foglio di pergamena su cui scrissi le più perfette parole mai scelte per dire dell’infinito sollievo del dimenticare, durante un sogno che feci undici anni or sono. Dimenticandole con infinito rimpianto al risveglio.

Se tutta questa vita e molto altro ancora dobbiamo archiviare, ipertrofia è il destino che di buon grado sapremo accogliere. Cerusico incombente permettendo.

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3 risposte a I turbinati ipertrofici di Greta Rosso

  1. greta rosso ha detto:

    cazzo, ludovico. grazie. dal cuore che sta dentro al cuore. sono commossa, e un po’ brilla, e non mi commuovo mai quando bevo. sono strafelice del tuo pezzo. grazie grazie grazie.

  2. è solo una piccola cosa ma sono felicissimo che tu abbia bevuto prima di leggerla!

  3. Paolo Carrega ha detto:

    Io ho lo stesso problema di Greta, da anni … e non mi sono valsi due interventi chirurgici a risolverlo … ormai ci convivo più o meno pacificamente.
    Che dire, sono commosso pure io … sembra scritto per me … grazie.

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