Destino riservato a quanti s’invaghissero di un’Erinni

La prima Erinni ha già detto la sua con “Svaghi cui le Erinni prediligono dedicarsi nel week end“. Ora tocca a un’altra, altrettanto letale, sorellina. Dedicato a un amico che ama Orson Welles e le ragazze pericolose.

L’infinito tempo del mondo, teatro della vita illimitata assegnataci che ci tocca trascorrere nell’osservare crimini tra familiari e nel punire irrevocabilmente tale scempio, talvolta non ci appaga proprio del tutto se mi si autorizza a rivelare dettagli solitamente taciuti. Azzàrdati a non autorizzarmi! Perciò ci è gradito saltuariamente concedere occasione di colloquio a quel gentiluomo galante e cortese che potremmo cautamente arrivare a definire il nostro boyfriend. Quando si manifesta, ci aggrada e sopravvive a sufficienza. Che l’Erinni, vocata allo sanzionare e null’altro, indugi in muliebri trastulli parrà bizzarro: si provi a dircelo sul grugno ornato d’occhio duplice scevro di palbebra se a tale ardimento sei incline! Cosicché in saltuario appartarci ci cogli e ci sgami e non ti venga in mente di dirne in giro che ti si sguara e sala con sale grosso o fino, se di grosso non si dispone, lo sguaro recente. Ora accoglierete con l’abituale prudenza e senza manco sogghignare di straforo, che si sa come va a finire, quanto deposito nel vostro capiente padiglione auricolare, dicendo, o di sgraffio corsivo su pergamena, in iscritto: per me ci sono poche cose che mi piace fare come frequentare Guglielmo. Per ora. Ma ora mi piace proprio tanto frequentare Guglielmo. Appartare Guglielmo pure. Cofecchiare Guglielmoco pure pure. Innanzitutto che Guglielmo mi trova bella e me lo dice e me lo dice tanto. Poi che quando dormiamo insieme Guglielmo dorme lo stesso e non mi dice la mattina dopo che è stato sveglio tutta la notte perturbato dai miei occhi aperti che non posso chiudere tranne bendarmi visto che di palpebre disponibili non ce ne sono. Uno che mi diceva “bella” prima di Guglielmo mi copriva col lenzuolo la faccia appena credendo dormissi per riuscire a dormire ma mi accorgevo e risultando offesa dilaniavolo coll’artigli e lui moriva. Non dormendo punto l’accorgermi facilitava. Ma di Guglielmo non mi offendo che dorme bene ronfante né dell’occhio scoperchiato gliene preme né s’inquieta e dorme e io no ma vigilo sui crimini contro consanguinei apparentati che nel condominio di Guglielmo ce ne sono sempre. Poi il Guglielmo svegliatosi sussurra “Megerella grattugiami i lombini con l’artigliuzzo!” e io lo sollazzo e poi bacini a gragnuola e toccatine tante ma caute per via dell’artiglio e di poi non si dice che magari ci sono i bambini nei pressi. Chissenefrega comunque dei bambini che tanto non ce n’è! Ci si intrattiene dopo l’apice reciproco nell’avvinghio subitaneo quanto basta e via al lavoro: io vendetta, Guglielmo non so bene. Lo trovo sempre a scrivere con una macchina per scrivere che non la usa più nessuno ma lui sì. E scrive roba bella paranoica che non si capisce ma lui sì. Gli manca un pezzetto del mignolo sinistro ma a me non mi manca senza rimpianto tanto c’è l’altre nove che sa lui dove metterle lasciamo perdere via bambini e bigotti. Peggio per voi bambini e bigotti! E forse non sta bene perché prende sempre medicine che se le infila da tutte le parti con un ago dice per sentire meno male e dorme subito dopo dove stava sta e rimane lì. Nella borsa di Guglielmo c’è plico fogli stropicci romanzeschi immaionnesati, le medicine morfinomani, l’ago puntuto, una pistola revolverante e la fotografia consunta e imbeigeita di Giovanna. Non sono gelosa della fotogenica Giovanna perché si sono lasciati. Se non si fossero lasciati loro li avrei fatti lasciare io immagina un po’ come e quanto doloroso sia coll’artiglio che dispongo. Gli chiedo dell’immortalata Giovanna ogni tanto quando tanto reticente percepiscolo per fare pace poco dopo quando lui fa ‘l reticente rimanendolo. Facendo pace di Giovanna mi dimentico. Attenti che se ridi ti decapito! Trastullandolo, un giorno che si ricorda bene in tutto il condominio, non c’è sollievo e allora si automedica solerte ma non c’è tregua e si automedica pervicace pare meglio ma suda. Si automedica pare troppo. Suda e straparla e si sente il Guglielmo omonimo Tell e propone a Giovanna che vede lì anche se non c’è di mettersi una mela sulla testa e non c’è mela né testa che sarebbe di Giovanna che non c’è. Capisco delira tollero. Allucinando dice “non c’è l’arco né la freccia ma dammi la pistola Giovannina” e Giovannina che non c’è ma si vede se stai male così quella prende la pistola e gliela dà e se la mette la mela sulla testa che non c’è in quanto parte di colei. In quello che non so se fa soffrire più di me nessuno mai mi vedo quello che succede già successo. Capisco pure io. Vedo senza palpebra. Guglielmo che sparando nella mela si confonde e prende appena poco sotto dove vedo la testa di Giovanna fu Vollmeri che si spacca del proietto velocino. Il mio Guglielmo Siuvardo di cognome Burrogossi ha morto tempo fa la moglietta e già espiato di far fuori la lei morta sentendo male e male ancora gli fa sempre e sempre e tutto quanto ma sfuggitomi per tanto ci è riuscito che io arrivo alla fine perché tutto il resto non basta per quanto hai patito e ci voglio io. Così gli dei.

Grido di tutto ciò che non ho capito prima. Grido di tutto ciò che sto per perdere ora. Grido di tutto ciò che non posso avere mai. Io che sono Erinni.

Allora faccio quello che sono.

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