Ove dimora la suprema beatitudine [2]: “Amiantheater”

La prima parte è qui.  L’immagine è una scena della “Tragedia Endogonidia” della Societas Raffaello Sanzio.

Alexandropolis ama il teatro. E come potrebbe non amarlo visto che questa città ha fatto dell’attenzione alla cultura e all’arte il proprio vanto? I cittadini di Alexandropolis amano il teatro e ci vanno spesso. Sempre ci vanno, a teatro. Il Satrapo di Alexandropolis, Piermediocre Nanomolecolari, ama a tal punto il teatro da promuoverlo con strategie di marketing tra le più efficaci e innovative. Il titolo dell’ultima trovata di Piermediocre ha fatto il giro dell’Impero in un baleno procurandogli fama diffusa e plauso incondizionato: “Morte del protagonista, dello spettatore e del teatro in generale”. Ben oltre l’esperienza multimediale, ben oltre il teatro sensoriale, ben oltre la performance, ben oltre il Leaving, ben oltre Grotowski, Peter Brook e, come se non bastasse, ben oltre Eugenio Barba.

Ma facciamo un passo indietro. Tutto ha inizio una sera di giugno durante uno storico consiglio di amministrazione del teatro di Alexandropolis cui partecipano Telecomandata Mnemosprovvisti (direttore del teatro) e Onnipresente Granburattinai (consigliere del teatro nel cui curriculum spiccano diverse visioni di Gelindo da piccolo). Assenti tutti gli altri membri del consiglio di amministrazione: alcuni indisposti, altri trattenuti altrove. Poco male. Telecomandata fa presente a Onnipresente che bisognerebbe lanciare la nuova stagione teatrale in modo eclatante e rimuovere dalla cabina di areazione della centrale termica del teatro il rivestimento di fioccato d’amianto. Onnipresente avrebbe una soluzione economica per il secondo problema (ditta “La Grande Mietitrice – bonifiche e genocidi esattamente con lo stesso metodo” S.r.l.), mentre per il primo non sa che dire perché nel consiglio di amministrazione del teatro non sa bene come ci sia finito e lui solitamente si occupa d’altro. Si telefona al Satrapo per dirimere. Il Satrapo prima riflette poi ha un’idea geniale, quindi esclama in audioconferenza: “Applicate la soluzione economica e accendete l’impianto durante la prima!”.

Sala gremita alla prima per uno spettacolo sincretista in cui convivono senza che la fluidità della narrazione ne risenta: Morte di un commesso viaggiatore, Morte a Venezia, la morte del cigno del Lago dei cigni, Morte di un matematico napoletano e Sen No Rikyu. All’ingresso la presenza di maschere con la maschera antigas suscita curiosità e stimola mormorii tra gli spettatori in fila per il biglietto. Alcuni si chiedono cosa significhi sen no rikyu e un intellettuale presenzialista locale con all’attivo alcuni godibili cortometraggi amatoriali stile Dogma/Von Trier e un buon (settantaduesimo) piazzamento al Premio Solinas con una sceneggiatura intitolata Anche gli extraterrestri indossano la canottiera, suggerisce fintamente disinteressato: Morte di un maestro del tè. Enigma risolto e coerenza garantita.

Tutti, sprofondati nelle confortevoli poltrone di ogni settore, assistono alla sequela di defungimenti più lunga della storia di qualunque forma di spettacolo quando l’impianto viene acceso secondo disposizioni di Piermediocre. Come previsto, facendo ciò che non si sarebbe dovuto fare se non ci fosse stata di mezzo l’arte, il sistema collassa. Fibre di amianto si aerodiffondono allora nel microclima del teatro saturo dal ’65 del fumo di sigaro di Tino Buazzelli e, dopo essere penetrate nelle vie respiratorie degli spettatori, dei tecnici e degli attori (sia di quelli il cui personaggio era già morto in scena sia di quelli il cui personaggio sarebbe morto in scena di lì a poco), si impiantano stabilmente nel mesotelio pleurico di ciascuno, innescando una tumorigenesi con elevata latenza ma di sicura soddisfazione per il paziente interessato. È allora che sul display collocato sopra il palcoscenico appare la scritta: “State per morire pure voi: lo spettacolo continua!”. Tutti i fondatori delle avanguardie storiche e molti fondatori di neoavanguardie si dibattono negli ossari, nelle cripte, nelle tombe, nei loculi e in giro per il mondo se cinereo-dispersi dopo eventuale cremazione perché vorrebbero essere lì ad assistere all’evento artistico più rivoluzionario e coinvolgente che mai mente umana abbia perpetrato.

Come se non bastasse l’ASL di Alexandropolis chiude il teatro dopo che gli spettatori sono fuggiti terrorizzati in tutte le direzioni incubando il seguito dello spettacolo per cui anche l’edificio-teatro e l’ente-culturale-teatro si possono dire morti nella circostanza. Esito sublime e successo completo. Sulla possibilità di portare in tournée lo spettacolo si sta riflettendo. Purtroppo non tutti i locali caldaia dei teatri dell’Impero dispongono di rivestimenti di amianto, tuttavia nascondendo scorie nucleari radioattive (l’Imperatore ne renderà a breve disponibile una notevole quantità) sotto le poltrone della platea si potrebbe raggiungere un risultato di valore artistico pressoché identico.

Un ringraziamento sentito al personale del Teatro di Alexandropolis che ha collaudato le rivoluzionarie tecniche sceniche summenzionate molto tempo prima della rappresentazione ufficiale!

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