Svaghi cui le Erinni prediligono dedicarsi nel week end


Siamo sedute qui da tempo e non importa quanto perché tempo abbiamo e cospicuo tempo abbiamo. Lo stesso non si può dire di voi se avete lordato le mani, le sopracciglia, le vesti e le scarpe del sangue di chi appartiene alla vostra stessa stirpe di assassini. Il momento in cui afferriamo con la mano l’ampolla di ambrosia non è un istante prima né un istante dopo di quando deve accadere. Noi siamo la misura della legittimità del tempo, del luogo e del modo. Accade da sempre. Da sempre è così, che vi piaccia o meno. Ma non vi piacerà.

Di formiche di Alicarnasso ve ne sono sufficienti per quello che dobbiamo fare. Proprio un bel po’ ve ne sono qui intorno. Per questo stiamo sedute qui in mezzo alle formiche di Alicarnasso. Quando sappiamo che il tempo è arrivato afferriamo l’ampolla con la mano e versiamo dal suo collo un lento e denso filo di ambrosia sulla terra dove le formiche di Alicarnasso, che sono sacre e per questo sono state prescelte, attendono che il tempo arrivi.

Guardiamo ciò che accade sedute comodamente a terra e, non potendo chiudere gli occhi poiché non disponiamo di palpebre, ma intenzionate comunque a non perderci nulla, non abbiamo che da guardare. Ma una cosa, tuttavia, facciamo. Facciamo cadere un sottile e lento filo di ambrosia sul terreno e le sacre formiche di Alicarnasso accorrono verso il loro unico nutrimento e sostano ove esso è caduto. In gran numero accorrono. E sostano proprio dove esso è caduto.

Sulla questione delle palpebre si deve dire qualcosa per non lasciare il dubbio di avere perso dettagli importanti o di non avere capito bene. Non le abbiamo, le palpebre, perché il nostro compito è vedere ogni cosa in ogni momento. Neppure quell’istante in cui le palpebre di chi le ha si chiudono con un guizzo noi ci dobbiamo perdere. È vero che magari in quell’attimo non accade niente di particolare ma non si può dire con certezza. Se accadesse e noi ce lo perdessimo verremmo meno al nostro compito: vendicare.

Direte che qui non succede mai niente, allora mia sorella Tisifone, che è cortese e tiene a manifestarlo, versa una congrua misura di ambrosia, quella necessaria a scrivere per terra: DC10. Le formiche accorrono scomposte e incespicanti e, sostando sulle linee che il proprio nutrimento esclusivo fatto di dolce ambrosia ha tracciato, guidato nella caduta dalla mano di Tisifone, esse stesse compongono la scritta: DC10.

Non sembra che il corso degli eventi prenda la direzione auspicata. È sufficiente allora che Megera ed io si provveda a fissare la pigra Tisifone con sguardo torvo privo di palpebre per ottenere che Tisifone riprenda a versare ambrosia sino a completare quanto deve essere completato affinché il corso degli eventi prenda la direzione auspicata. Ecco ciò che Tisifone, fermamente intenzionata a emendare la propria pigrizia, traccia sulla terra versando un filo di dolce e trasparente ambrosia dall’ampolla: DC10 AIR MALTA 613 LA VALLETTA-ANKARA ESEMBOGA 16.55.

In quell’istante, quando tutte le formiche necessarie a completare ogni linea di ogni lettera di quella scritta sono collocate al posto che spetta loro e la scritta è interamente composta di formiche di Alicarnasso, che sono sacre e per questo sono state prescelte, proprio allora un aereo che sta passando alto nel cielo esplode in alto nel cielo e un fragore straordinario si diffonde intorno a noi dopo qualche istante e diversi frammenti dell’aereo, compresi un motore, alcuni sedili con il rivestimento a scacchi beige bruciacchiato e numerose valigie destinate ad aprirsi colpendo il suolo, precipitano intorno a noi tre che sostiamo comodamente sedute a versare un filo di ambrosia sulla terra dove le formiche di Alicarnasso giungeranno a nutrirsene per formare una scritta che in quanto formata da formiche sacre di Alicarnasso ci permetterà di compiere quanto dobbiamo compiere: vendicare i crimini compiuti contro i propri consanguinei.

Il fatto che su quell’aereo ci fosse un passeggero colpevole di un grave crimine ai danni di un proprio consanguineo è indubitabile. Per questo siamo qui. Per questo siamo. Osservare che avremmo potuto portare a compimento quanto da tempo infinito ci spetta senza uccidere un numero rilevante di persone e senza fare tutto quel rumore e senza spargere valigie piene di biancheria intima e tubetti di dentifricio mezzo spremuti nella campagna circostante non tiene conto del fatto che nel proprio tempo libero ciascuno è libero di fare quello che più gli aggrada.

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