Racconto in cui non accade nulla (sconsigliato a quanti ricercano nella lettura emozioni forti)

Marco (nome piuttosto comune che di per sé non dovrebbe suscitare sentimenti di particolare intensità o persistenza a meno che non si abbia qualche conto in sospeso con un Marco come per esempio avere subito durante l’infanzia o l’adolescenza angherie di ogni genere da un bullo di nome Marco o aver fatto parte del coro della parrocchia diretto da quel don Marco incline a mettere sovente una mano sulla gamba di un altro corista biondo e timido che una volta si mise a piangere apparentemente senza motivo o per un motivo incomprensibile per gli altri ragazzi del coro correndo fuori dall’ufficio di don Marco dopo esservi rimasto da solo con don Marco per una ventina di minuti o essersi fatta soffiare la ragazza da un amico di nome Marco ai tempi dell’università proprio quando si cominciava a pensare che fosse quella giusta o avere avuto come capoufficio un mediocre frustrato di nome Marco irrimediabilmente portato dalla propria inettitudine a valorizzare i ruffiani ostacolando la carriera delle persone di valore in grado di affermare con forza e determinazione quando è il caso la propria opinione anche di fronte ai superiori rispetto alla questione in quel momento su tavolo o essersi trovati sulla bacheca del reparto assemblaggio un comunicato firmato dall’amministratore delegato della multinazionale per cui si lavora di nome Marco che invita a scegliere tra perdere un bel po’ di diritti o ritrovarsi la propria fabbrica spostata in un altro paese dove il costo del lavoro è inferiore e i lavoratori non rompono i coglioni ogni minuto per questioni di cui agli azionisti non potrebbe fregare di meno e non pretendono di essere rappresentati dal sindacato che gli piace di più) respira (si può ammettere tranquillamente che non si tratti dell’attività meno scontata che il protagonista di un racconto possa intraprendere tuttavia ci sono alternative intrinsecamente più dinamiche che da un punto di vista simbolico risultano ancor meno suggestive per il lettore del racconto in questione ad esempio un protagonista che cammina o si gratta o si allaccia le scarpe tutto sommato potrebbe indurre il lettore ad annoiarsi maggiormente di quanto non accada col protagonista che respira soprattutto ipotizzando che esista una parte della vicenda di Marco precedente l’evento respiratorio che per motivi suoi l’autore non ha ritenuto di includere nella narrazione in cui il protagonista è stato coinvolto in un incidente o in una sparatoria e ne è venuto fuori ferito gravemente magari col dubbio che sia morto per cui il fatto che respiri fa tirare ai parenti di Marco un respiro di sollievo e lo fa tirare poco dopo anche al lettore che comprende a questo punto che il protagonista è vivo visto che respira anche se non si sa per quanto continuerà a respirare e a rimanere di conseguenza vivo e come se non bastasse non si sa neppure in che condizioni di salute visto che il racconto termina tra poco e tutto sommato l’emozione più intensa per il lettore è proprio quella connessa al fatto che il racconto è quasi finito visto che con tutto il rispetto per l’autore e pur immaginandosi antefatti e sviluppi eccitanti non è che la storia sia poi così coinvolgente e se dobbiamo dirla tutta era meglio dare retta il titolo ma ormai è tardi). (rispetto al punto c’è poco da dire a parte che pone un punto fermo e questo è quanto nel senso che il suo compito è quello e mi sembra sia in grado di svolgerlo con una certa efficacia tanto che viene il dubbio che questo specifico punto si sia allenato parecchio prima di fare il punto in questo specifico racconto e abbia acquisito una certa esperienza) Un meteorite colpisce danneggiandola irreparabilmente la carrozzeria di un disco volante marziano il cui equipaggio stava per rapire Marco per portarlo su Marte allo scopo di studiare la respirazione umana in previsione di un massiccio attacco alla Terra con gas letali veicolati da missili interplanetari ma ritenendo il disco volante distrutto da armi segrete terrestri i membri del Consiglio Planetario Marziano se la fanno sotto e lasciano perdere (a questo punto il lettore capisce che il fatto che Marco respirasse aveva tutta una serie di interessantissime implicazioni di ampio respiro e va sottolineata la parola respiro tanto per calcare la mano e che il titolo era fuorviante e tanto peggio per chi se l’è bevuta che qui non succedeva niente perché è vero che in un certo senso non è successo niente ma avrebbe potuto succedere di tutto). (vedi parentesi relativa al punto precedente)

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