Tiresia’s sunglasses

Tiresia: Buongiorno figliolo.

Un tale che passa: Intanto non sono suo figlio comunque mi lasci perdere che ho molta fretta.

Tiresia: Desidero parlarti un istante.

Tale: Le ripeto che ho fretta.

Tiresia: Sarebbe bene mi ascoltassi figlio mio.

Tale: Al di là del fatto che – come le ripeto – non sono suo figlio, non è proprio il momento…

Tiresia: Reggimi un attimo il bastone per favore, devo allacciarmi una scarpa.

Tale: Porca miseria, le ho detto che ho fretta!

Tiresia: La miseria è sventura terribile, tuttavia ne conosco di peggiori.

Tale: Senta, si riprenda il suo bastone e mi lasci andare.

Tiresia: Trattalo con cautela, è di corniolo e chi me ne fece dono possiede un potere che tu neppure immagini. Ricordo che me lo diede dicendo “Con questo potrai camminare come colui che vede”.

Tale: Oddio… mi perdoni… non avevo notato subito che lei… insomma il suo… mi dispiace per il suo problema…

Tiresia: La cecità è di certo un problema per molti. Sfortunatamente il mio problema principale è ben altro. Se fossi in vena di ironia direi che il mio problema è esattamente quello opposto.

Tale: Certo, sicuramente il problema principale è l’indifferenza della gente. E poi ci sono le barriere architettoniche. Insomma, se la società avesse maggiore attenzione per le persone… beh… come lei, sicuramente potreste sentirvi cittadini a pieno titolo e fare tutto o quasi come gli altri.

Tiresia: Non hai compreso nulla di quanto ho detto. La questione infinitamente dolente è che io, pur essendo cieco, vedo ogni cosa. Io vedo addirittura troppo. Io posso sentire il canto degli uccelli ed esso mi rivela ogni cosa che accade e – ciò rappresenta la mia maledizione – quanto accadrà.

Tale: Mi rendo conto, peccato che io debba andare alla svelta se no chissà quante me ne poteva raccontare…

Tiresia: È bene che tu sappia, invece, figlio mio.

Tale: Potrebbe evitare di chiamarmi “figlio”? Ho già un padre ed è più che sufficiente.

Tiresia: Da quando prevedo il vostro nascere fino a quando vi assisto. Da quando prevedo il vostro crescere e il vostro apprendere a maneggiare i fenomeni naturali, sino a quando vi assisto. Da quando prevedo il vostro creare una nuova civiltà, una nuova opera d’arte, una nuova arma, un nuovo apparato, sino a quando vi assisto. Da quando prevedo la vostra agonia, la vostra resurrezione, il vostro crimine, fino a quando vi assisto. Lungo tutto questo tempo io non posso non sentirvi come figli miei, poiché vedo ogni vostro gesto e sono presente a ogni vostra pena. Nessun padre ha mai vissuto tanto accanto a un figlio. Nessun padre ha mai condiviso tanto dolore e tanta ebbrezza con il figlio che il destino gli ha posto nelle braccia.

Tale: In effetti non deve essere piacevole, ma deve scusarmi ancora: ho veramente un impegno e il ritardo comincia a diventare pesante.

Tiresia: Anche quel giorno avevi fretta.

Tale: Di quale giorno parla?

Tiresia: Del giorno in cui noi ci incontrammo, lo sventurato giorno in cui commisi l’errore di interferire.

Tale: Vuole dire che noi ci siamo incontrati in passato?

Tiresia: Voglio dire che da quando la dea pose le mani sugli occhi che avevano violato i suoi seni e il suo grembo senza averne dignità e mi rese ciò che sono, mai osai pormi sul percorso di un destino fino a undici anni fa, quando ti incontrai e tu mi incontrasti.

Tale (con tono sarcastico e muovendo lo sguardo come se la sua attenzione fosse attirata da qualcuno che passa alle spalle del mendicante): Certo che è passato parecchio tempo dall’ultima volta…

Tiresia: Irridimi se lo desideri, e presta pure attenzione allo stolto che indicandomi e colpendosi una tempia coll’indice ha inteso suggerirti il vacillare del mio senno. Purché tu mi ascolti accetto che la conoscenza mio malgrado accumulata in migliaia di anni venga dileggiata qui, oggi, su questa strada senza più erme.

Tale (guardando alternativamente Tiresia e l’uomo che si allontana): Come può avere…? Come si è accorto dell’uomo che mi ha appena messo in guardia? Le è passato dietro, e comunque lei è cieco…

Tiresia: Del resto il mio abbigliamento non è quello di un dignitario o di un mercante, ma quello di uno sventurato senza dimora e risorsa alcuna se non la compassione che può suscitare nei suoi occasionali benefattori grazie proprio ai suoi cenci.

Tale (con tono confuso): Lei non poteva… nessuno avrebbe potuto…

Tiresia: Figlio mio, io posso perché la vendicativa dea me lo ha imposto, e sebbene i suoi altari da millenni non accolgano libagioni e di fronte alle sue immagini nessuno si prostri più da tempo io continuo ad essere ciò che sono. La dea si è dissolta ed io vivrò forse per sempre compiendo ciò che lei stabilì quel giorno. Potrei ridere della sua sorte se non fossi stato educato a rispettare i numi, persino quelli estinti. E poi non è certo che anche dopo la scomparsa di un nume la sua collera non possa sopravvivergli e colpire comunque.

Tale: Da dove vieni vecchio?

Tiresia: Dal ventre di mia madre Udeo che ebbe giaciuto con mio padre Cariclo, da nessun altro luogo, eccetto il passato. La tua lingua, poco adatta alle cose sacre, farebbe del mio nome “interprete dei segni celesti”. Ero a caccia nelle selve della Beozia coi miei cani il giorno in cui Atena si immerse nelle acque dell’Ippocrene, la Sorgente dei cavalli. Sull’Elicona essa credeva che la solitudine e il silenzio, al pari delle chiare acque, potessero darle ristoro, ma la mia sete stabilì la violazione di quella quiete e per sempre il mio destino. Mi avvicinai quindi per bere e la vidi. La dea non apparve irata. Sorrise invece, nuda e perfetta, avvicinandosi. Io immobile. Le mani che appoggiò sulle mie palpebre erano fresche di acqua ma roventi di punizione. Quando le allontanò da me non le vidi, come non vidi più i colori e le ombre. Cominciai tuttavia a vedere ciascuno ovunque, solo i fatti umani e ciò che li riguarda, ma tutto di essi. Non comprendo come, me lo dice il canto degli uccelli.

Tale: Non è possibile… tutto questo farebbe impazzire un uomo, e forse è proprio questo il problema. Che tu sia pazzo non è in discussione, va stabilita la causa, anche se dubito c’entrino gli dei.

Tiresia: La follia è spesso nella mente dell’uomo ma mai, ti assicuro mai, nella natura. Proprio grazie alla razionalità della natura stessa e al perpetrarsi dei legami causali, io so, io prevedo.

Tale: Ma quale razionalità, la natura è pulsione, desiderio, appagamento, frustrazione. Nient’altro da questo.

Tiresia: Sei lontano dal vero quanto l’animo del re Edipo lo fu dalla pacificazione. Due uomini di genio, un letterato e uno scienziato, compresero che un battito di ali di farfalla può originare una tempesta a grande distanza. Qui è il vero. Qui è la legge che governa le cose che sono sempre state e mai cambieranno. Solo io, tuttavia, lo so e lo sento. Molti possono credere che ciò sia possibile ma io solo, tuttavia, vivo ogni istante della mia punizione che è così. Per la spietata volontà della dea io percepisco infatti tutto il percorso degli eventi. In un solo istante io scorgo il dispiegarsi di una catena di legami causali che nella realtà può impiegare ere a compiersi. Non solo. Avverto le molteplici ramificazioni che da questa originano e tutte le nuove conseguenze, le loro intersezioni con tutti i destini già in via di compimento, con tutte le possibilità del divenire che non mancheranno di essere infine. Guarda con semplicità e abbandono ogni accadimento, ne vedrai lo svolgersi e l’influenza su ogni altra cosa che c’è e ci sarà. Io sentii l’ala della farfalla, la sentii muovere l’aria dove il minuscolo seme viaggiava. Sentii l’aria portare il seme in una inattesa direzione, sino alla terra dove nacque e crebbe il fiore. Dal fiore un nuovo fiore e un altro ancora. I fiori coprirono il campo. La nuvola vide il campo e sorrise per la sua bellezza. Chiamò allora le sorelle affinché anch’esse vedessero. Accorsero, e tutte insieme fecero piovere sul campo fiorito. Quando la gioia delle nuvole diventò euforia la pioggia diventò tempesta perché così accade, ed io lo sentii. Per ogni altro evento è lo stesso: il canto degli uccelli mi indica – poiché non vedo – ciò che accade, allora so la causa remota e in quello stesso istante comprendo ogni conseguenza che avrà nel futuro, le innumerevoli concatenazioni e so, senza sbagliare mai, cosa accadrà, in ragione di quel primo, remoto, dimenticato evento. Qualcuno alza un bicchiere con la mano destra e in seguito diviene scienziato e filantropo, oppure solleva il bicchiere con la sinistra, senza un motivo, e in seguito tradisce la moglie mentre questa, in ospedale, affronta sola un secondo altrettanto inutile intervento chirurgico. Se qualcuno fa le scale un popolo si estingue, se invece prende l’ascensore quello stesso popolo sopravvive e si applica al genocidio di dieci altri popoli inermi.

Tale (con tono turbato): Cosa c’entra tutto questo con me? Cosa accadde quando ci incontrammo la prima volta?

Tiresia: Per secoli io, spettatore di tutto questo, finché un giorno, annoiato e blasfemo, decisi di interferire. Ma lo feci solo per provare, sperando che nessuno se ne accorgesse. Scelsi di intervenire per cambiare qualcosa senza importanza. Non avrei mai impedito una catastrofe o una grande scoperta scientifica. Non avrei mai impedito uno sterminio, non avrei mai influito sulla storia o su eventi epocali. Qualcuno se ne sarebbe accorto. Scelsi di cambiare qualcosa di risibilmente esiguo, in modo che nessun nume di nessuna civiltà né alcuna forza di quelle che osservano i fatti umani potesse avvedersene: cambiai dunque il tuo destino. Pensai che cambiando il tuo destino nessun dio, se un dio è sopravvissuto per assistere a questo teatro ignobile, se ne sarebbe accorto.

Tale: Dubito che afferrare un bicchiere con la mano destra o con la sinistra possa cambiare il destino di un uomo, di una famiglia, di un popolo. Comunque sia come avresti fatto?

Tiresia: Undici anni fa un mendicante con le mie sembianze ti chiese una sigaretta e tu gliela offristi. Quel gesto apparentemente insignificante ti fece tardare di qualche secondo e non arrivasti in tempo a un crocevia del destino. Molte delle cose che ti sarebbero accadute non ti accaddero. Te ne accaddero altre ugualmente insignificanti. Tuttavia il tuo destino mutò. Oggi sono a rivelarti quanto sarebbe accaduto, che tu abbia guadagnato o perduto lo giudicherai. Il patimento della trasgressione, in questi anni, non mi ha dato tregua. Io debbo essere ciò che sono senza mutare gli eventi, anche se nessun nume può più accorgersene.

Tale: Cosa mi sarebbe accaduto se il nostro incontro non si fosse mai verificato?

Tiresia: Ora ti dirò tutto. Intanto offrimi una sigaretta.

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