Il sesto dito [1]

Oggi preme il grilletto di una allegorica arma puntata verso chi, ancora una volta, ci priva di un lembo di democrazia, di quanto non avremmo mai temuto di perdere da quando siamo nati, da quando siamo consapevoli di chi siamo, ritenendolo acquisizione consolidata, condivisa, riconosciuta. Il sesto dito indica, pur non riconoscendosi in quanto indice (non indicando nessun altro dito si fa coinvolgere e fa il suo dovere di dito), un’opposizione che non si oppone ma connive anche se il verbo non esiste, un popolo che assomiglia a un premier che assomiglia a un popolo e sia l’uovo che la gallina tendono a provocare rigurgiti copiosi, contrappesi istituzionali che non bilanciano alcunché e in quelle rare occasioni in cui bilanciano saltano fuori fotografie di calzini di colori inopportuni e riprese di comportamenti attendistici perlomeno sospetti. Il sesto dito indica (anche se l’indice tende a sentirsi esautorato ma visto che era impegnato a fare dell’altro peggio per lui) la legge bavaglio, i lodi alfani e/o leggi-impunità, i condoni, gli scudi fiscali al 5%, la depenalizzazione del falso in bilancio e la legge sulle rogatorie e indica pure non riuscendo a contenersi ogni singolo corresponsabile di questa putrescenza onnipervasiva civile, etica e morale ovvero tutti quanti ripugnanti noi.

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